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Per Walter Benjamin la caratteristica specifica della modernità era la produzione di massa e la produzione di beni di consumo, una trasformazione della produzione che coincide con la distruzione della tradizione e dell'esperienza del singolo in precedenza determinata da tale tradizione.

La distruzione della tradizione porta alla distruzione dell'autenticità, dell'originale, portando allo stesso tempo al collasso della distanza fra l'arte e le masse, rende anche possibile quella liberazione che il capitalismo allo stesso tempo nasconde e contrasta. Il feticismo per i beni di consumo inoltre rappresenta l'alienazione rispetto al loro valore-d'uso verso un valore-di-scambio, che porta alla costruzione ripetuta di uno stesso oggetto tramite la catena di montaggio - come vediamo analizzato con acuta precisione da Horkheimer e Adorno nel loro saggio L'industria culturale.

Il processo di distruzione dell'aura attraverso la ri-produzione di massa provoca la "distruzione dei modi tradizionali di esperienza attraverso lo shock", e per reazione vengono create nuove forme di esperienza che cercano di gestire tale shock: "anche la più perfetta riproduzione di un'opera d'arte è carente di un elemento: la presenza di essa nel tempo e nello spazio, la sua unica esistenza nel luogo in cui essa si trova. Questa essenza unica dell'opera d'arte ha determinato la storia degli eventi ad essa legati. L'autenticità di una cosa è l'essenza di tutto ciò in cui, fin dal principio, consiste la sua eredità."

Quando questa permanenza smette di esistere, l'autorità dell'oggetto viene messa in discussione "la tecnologia ha sottoposto all'esperienza umana una modalità di allenamento complessa. E' arrivato un giorno in cui il bisogno nuovo e urgente di stimoli è stato soddisfatto dal film. In un film, la percezione sotto forma di shock è divenuta un principio formale. Ciò che determina il ritmo della produzione in una catena di montaggio è la base del ritmo della percezione in un film".

Benjamin distingue fra due tipi di esperienza: Erfahrung è qualcosa di integrato in una persona, Erleibnis è qualcosa attraverso cui si vive. La Erleibnis caratterizza l'età moderna e si riferisce alla inabilità di integrare sé stessi e il mondo attraverso l'esperienza. Pertanto la Erlebnis è la forma in cui nel tardo capitalismo avviene l'esperienza, in cui la nostra relazione con i beni di consumo è caratterizzta da astoricità, ripetizione, copiature, eccesso di reattività e tutto ciò che l'"Industria Culturale " descriverà poi come distruttivo per la cultura nell'era attuale, post-olocausto.
(da Clockwork Orange and the Aestheticization of Violence di Alexander Cohen. Studi di biologia e poi ph.D. in letteratura comparata, ha poi insegnato a Berkeley in corsi su filosofia e retorica della scienza e teoria critica della tecnologia)

Il film è molto violento, non fare finta di fare il duro e insensibile. Forse non è un film che rappresenta la violenza direttamente, capisco se hai perplessità sul fatto che la violenza che nel film viene presentata non è coinvolgente e disturbante per chi è abituato a vederne una rappresentazione più realistica.

Semmai vi si trova un misto di umorismo grottesco e ansia nei confronti del corpo umano, amputato, distorto che sfocia nel raccapricciante. Come è abitudine del regista, in questo film la violenza viene analizzata, ricomposta dalle sue parti e trasfigurata, trasformata come in un fumetto (la scena in cui le autorità verificano la reazione alla visione di scene erotiche e violente di Alex, o ancora, nel carcere, quando un distinto agente inglese schiaccia il piede dell'indifeso eroe: tipica scena degli scontri fra Duffy Duck e Elmer Fudge nei cartoni della Warner realizzati da Tex Avery). Gli effetti stessi della violenza sono esagerati e ancora riformulati secondo il gusto dell'autore, che fra le altre cose ambisce a sottrarre al giudizio morale la narrazione per sottoporle piuttosto al giudizio artistico dello spettatore.

Così l'uccisione della padrona dei gatti, che attacca Alex con un busto di Beethoven, e viene da lui assalita con una scultura fallica, si condensa nel finale in un velocissimo montaggio di particolari di quadri di arte moderna, seni, sessi femminili e soprattutto una doppia bocca con doppia fila di denti, una doppia vagina dentata, che sono culmine di una scena dove l'arte (immagini di dipinti che ricordano Tom Wesselmann, ma anche oggetti, sculture fino al singolo fotogramma del film) si trasforma in violenza, la violenza ritorna trasfigurata nell'arte, e entrambe vedono i propri confini tradizionali dissolversi, come spesso accade quando fissiamo con troppa attenzione i nostri pensieri.

E il sesso incombe come mediatore del passaggio, oscuro demiurgo della metamorfosi.

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